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Teatro Politeama Garibaldi   versione testuale
via Turati 2

 Nel 1865  l’amministrazione comunale, guidata dall’allora sindaco Antonio Starabba, marchese di Rudinì,  bandì il concorso internazionale per la costruzione  di un teatro diurno polivalente affidandone la progettazione a Giuseppe Damiani Almeyda, giovane ingegnere mandamentale. Il teatro doveva essere dedicato al godimento ed allo svago di un pubblico più popolare immaginando per lo stesso produzioni quali operette, lavori comici e drammatici, veglioni, feste, spettacoli circensi ed equestri. Venne deciso, pertanto, di costruire un grande anfiteatro a cielo aperto fuori Porta Maqueda ed all’inizio della strada che aveva preso il nome di Via della Libertà. Nel 1868 venne deciso di trasformare l’anfiteatro in una sala teatrale.
La copertura, commissionata alla Fonderia Oretea,  fu completata  nel 1877,  ma gli ultimi lavori di abbellimento furono realizzati soltanto nel 1891 in occasione della grande Esposizione Nazionale che si teneva quell’anno a Palermo. A quella data risale, infatti, l’apertura ufficiale in cui, alla presenza di re Umberto e della regina Margherita, fu rappresentato l’Otello di Verdi con protagonista il celebre tenore Francesco Tamagno.
Importante esempio di architettura neoclassica,il teatro presenta un grande ingresso a guisa di monumentale arco trionfale al cui apice si trova la Quadriga bronzea di Apollo di Mario Rutelli, cui si affianca una coppia di cavalli bronzei di Benedetto Civiletti, mentre, ai lati, si sviluppa il corpo semicircolare dell’edificio con i due ordini di colonnato dorico e ionico con stesure di colore azzurro e giallo e figure sormontate da un fregio che riproduce i giochi del circo su un fondo di colore rosso. All’interno, una sala a ferro di cavallo con due ordini di palchi ed un doppio ampio loggione/anfiteatro per una capienza allora progettata per cinquemila spettatori, mentre sul boccascena si sviluppa un colonnato esastilo corinzio al cui centro è collocato il busto bronzeo di Giuseppe Garibaldi. Damiani propone una ricca decorazione policroma di stile pompeiano sia all’esterno che all’interno del teatro, affidandola ai decoratori Gustavo Mancinelli, a cui si deve il fregio delle Feste eleuterie che circondano il finto velario azzurro-cielo, Giuseppe Enea, Rocco Lentini, Giuseppe Cavallaro, Carmelo Giarrizzo, Francesco Padovano e Giovanni Nicolini.  
Oggi il teatro è la prestigiosa sede della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana  
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